FIRENZE. Fino all’avvento del telefonino, la trilogia di Gabo era insindacabile. Ognuno di noi, infatti, vanta una vita privata, una vita pubblica e una vita segreta. Dalla telefonia mobile in poi, però, quello che un tempo consideravamo privato sta ora chiuso in una scatolina; pubblico, privato e segreto appartengono a una sola dimensione e solo chi è davvero senza peccato può scagliare la prima pietra. E così, dopo l’oceanico successo cinematografico raccolto immediatamente sin dai primi giorni dell’uscita, Paolo Genovese, il regista, al settimo anno, ha pensato bene di trasferire, sul palcoscenico teatrale, l’identica virtuale fotografia che anima la pellicola della cena delle beffe di Perfetti sconosciuti (alla Pergola di Firenze fino a domenica prossima, 2 aprile), senza cambiare una virgola. Certo, il cast cinematografico, che appena uscito il film, nel 2016, fece incetta di premi, a cominciare dal David di Donatello e una serie indefinita di candidature come migliori attori a Giallini, Mastandrea e alla Foglietta, addirittura a Fiorella Mannoia per la colonna sonora, è completamente diverso da quello teatrale, ma i personaggi, con le loro simpaticissime, irritanti, ipocrisie e falsità ottengono lo stesso graditissimo risultato, guidando il pubblico, sotto l’egida della sempreverde volgarità romanesca, dalle risate sguaiate della prima parte fino all’inevitabile epilogo intimistico, morale, rispettoso e tollerante delle altrui diversità, imbuto nel quale ognuno, cadendoci, non saprebbe assolutamente come venirne fuori, se mai dovesse succedere.