di Letizia Lupino

PISTOIA.  È Il giorno prima delle elezioni, nel silenzio elettorale che mi appresto a tornare, dopo diverso tempo, al teatro Bolognini di Pistoia. Sono stata avvertita il giorno stesso, posso quasi osare all’ultimo secondo e la parola che mi convince subito è una sola: Ginevra di Marco, e il resto non lo sento neanche. Mi accerto soltanto del luogo e dell’orario, onde evitare di fare come mille altre volte. Quella di stasera è semplicemente la conferma di quello che già so. Non importa quindi se non conosco, nel dettaglio o anche meno, quello a cui andrò incontro. Salgo le scalette che invitano nell’atrio del teatro come se andassi a un appuntamento al buio. E forse in qualche modo lo è. La locandina, posta alla mia sinistra, stuzzica a malapena il mio sguardo che non cede al blando richiamo di una copertina ammiccante. Lo sguardo infatti è oltre, spazia dalla biglietteria all’ingresso della sala, frugando i pieni, i vuoti, le attese e le chiacchere sospese in un molle brusio. Tranquilli ragazzi, l’ingresso è gratuito. ci dicono e così, con passo meno incerto, ci avviciniamo alle colonne di Ercole della platea. Varco la soglia, le poltrone sono quasi tutte occupate. Sorrido e aguzzo la vista, per ciò che rimane voglio riuscire a godermi lo spettacolo senza slogarmi il collo che manco a Wimbledon. Individuo così la fila perfetta, non ho nessuno accanto a me se non colui che presto mi farà da staffetta. L’aperitivo bussa. Il palco preparato e aperto chiama la mancanza di chi condurrà lo spettacolo.