di Letizia Lupino

PISTOIA. Il fondale e il pavimento sono ricoperti da enormi teli bianco latte, al centro un parallelepipedo rivestito da rettangoli di plastica neri, pile di riviste e libri appoggiati sopra e ai lati - è questo quello che mi si para davanti quando, una volta tanto, per prima, varco la soglia del Funaro di Pistoia per teatri di confine. Il ballerino, scoprirò dopo, fugge via come se fosse stato beccato con le mani dentro la marmellata. Il cesello cardiopatico dell’ultimo secondo. L’odore caldo del legno ci avvolge senza chiedere il permesso e un padre con la figlia, dietro di me, si scambiano saperi e impressioni. Sorpresi perché e carezzevoli ragioni. Sorrido. Gradualmente la luce si scolora fino al buio. È l’inizio di Fray di Olimpia Fortuni, il primo di un doppio appuntamento con anticorpi explo-tracce di giovane danza d’autore. Ed è dunque con Fray e attraverso una piccola lucciola rossa che si accende e indugia dietro il nascondiglio rettangolare che ci immergiamo in questo viaggio visionario dell’uomo che tramite una ricerca spasmodica del sapere cresce e si fa grande, si muove fra le anse della vita raccogliendo a più non posso i frutti di quel sapere che poi, inesorabilmente, lo schiacceranno. Pier Adolfo Ciulli interpreta con vigorosa presenza questo viaggio folle, che forse vuole essere simbolo universale di una deprecabile ingordigia che come un treno lanciato a gran velocità non lascia il tempo di guardare fuori dal finestrino.