
PONTEDERA (PI). Il coraggio, uno, se non ce l’ha, non può darselo da solo, ma qualcuno, il coraggio di dirle, certe cose, deve pur trovarlo. Il declino del teatro, in Italia, sta assumendo pieghe oggettivamente preoccupanti, che sono il primo di una serie di specchi che riproducono, con spietata efficacia, la realtà sociale, alla quale, la pandemia, ha solo dato un robusto e al momento parrebbe letale colpo di grazia. E siccome il teatro vanta, vivaddio, dei predestinati, Michele Santeramo si è caricato sulle spalle la soma di questo ingombrante bagaglio e ha chiesto a Elisa Cuppini, Maurizio Donadoni e Francesco Puleo, moglie, marito, cognato, assemblati, oltre che dal parentado, anche dalla professione attoriale, di lanciare nell’etere il grido di disperazione e invocazione: Svegliami. Un’ora, poco meno, per assistere alla scena finale di una delle innumerevoli riproduzioni in maschera di uno dei caposaldi del teatro, immagine eloquente per confrontare, fino alla totale immedesimazione, l’attore con lo spettatore, l’artista con il cittadino, il recitante e il suo fruitore. La differenza è sottile; in più di un’occasione si perde il punto di vista dello spettatore e si crede, per un meccanismo perverso, ma naturale, di essere lì, sul palco, a recitare. Nessuno, tra gli astanti/paganti è/sarebbe in grado di fare quello che Elisa, Maurizio e Francesco eseguono sotto le direttive del regista, Roberto Bacci, sulle musiche di un altro degli aficionados dello scrittore, Ares Tavolazzi.