di Letizia Lupino

PISTOIA. Venerdì sera. Un sonnacchioso ammiccare di un fine settimana che apre gli occhi come se fosse la prima volta. Ed è esattamente come se fosse la prima volta che il Piccolo Teatro Mauro Bolognini di Pistoia si lascia guardare sbuffando una luce soffusa da una bocca semi aperta. L’ingresso, silenziosamente incerto e gentile, ci lascia entrare invitandoci ad attendere gli Antichi Maestri della compagnia Lombardi-Tiezzi in collaborazione con Napoli Teatro Festival Italia. La predisposizione langue, la sala non è gremita. Una domanda. E nel dubbio della risposta il corpo si siede. Ciò che si para davanti, sul palco, ha le sopracciglia della sorpresa. La polvere ideale che aveva ricoperto gli Antichi Maestri viene soffiata via da una scenografia da finale aperto. Una contemporaneità che rimanda all’esperimento di Dogville. La scena è scarna, di quello che c’è non manca niente, e d’impatto. Tre enormi cubi luminosi che si allungano per tutto il palco sono i protagonisti momentanei. Spazio e Tempo confinati fisicamente nella quadridimensionalità di un limite. Tre cubi, tre divanetti, cinque quadri e tre uomini scandiranno il tempo di una vita con una sincronia essenziale che farà rabbrividire di piacere. La simmetria creata è la perfezione che ti rimette in pace; come quando dall’esatto centro si riescono a tagliare identiche fette di una torta.