di Stefania Sinisi

FIRENZE. Il capoluogo toscano viene teatralmente invaso dai siciliani, che a pochi giorni di distanza si contendono le scene dei teatri, orgogliosamente riaperti e strapieni. Ha esordito Misericordia, nel teatro di Rifredi, con la freschissima e magistrale regia di Emma Dante, riportando un capolavoro indiscusso dei nostri tempi, mostrando una Sicilia forte che scalfisce, con giocosità e poesia, denunce e crude verità. A seguire, al Niccolini, Amore, della Compagnia Scimone/Sframeli, tutt’altro genere di teatro alla siciliana. In scena, due freddi letti tombali, quattro ombre di cipressi neri sul fondo, due coppie, quattro vite ridicolmente intrecciate che comunicano l’un l’altro su un unico e sintetico concetto: l’intimità dell’amore perduto, consumato e ormai sfumato nel ridicolo ricordo di gioventù. L’Amore metaforicamente camuffato, spogliato di ogni sua poesia, si nasconde nei corti dialoghi domestici ironizzati e negli accattivanti silenzi, in ricerca della sua dignità, perché è desideroso di essere liberato. Nel rimpianto, si fa strada tra martellanti ripetizioni e nella più assurda e surreale atmosfera di questo stravagante cimitero.