di Wijdane Boutabaa

PRATO. Non c’è dubbio: nel corso della vita si deve compiere ciò per cui si è nati. Ma la paura può giocare brutti scherzi, e allora si rischia di diventar troppo ragionevoli e prudenti, dimenticandosi degli spiriti e delle passioni con cui eravamo venuti al mondo, diventandogli insensibili. Perciò si deve resistere alla pressione esercitata dai grandi giganti, che marciano coi loro corpi pesanti sulla dura e arida terra e che non pensano, neanche per un secondo, al cielo così vicino alle loro teste. E come al solito, le anime più leggere, ovvero quelle che si fanno trasportare volentieri dal vento, sono anche quelle che con maggiore facilità non vengono sostenute da chi di dovere, costrette così a vagare in un mondo in cui ad avere la meglio è sempre il concreto e la triste ragione produttrice di materialità. E che anzi vengono schiacciate dai piedi pesanti dei giganti, dei direttori generali e di tutti coloro che pian piano, col passare degli anni, finiscono di morire, e quello hanno il coraggio di chiamare vita. In questa realtà, insomma, non c’è spazio per l’arte, se non in decadenti ville confinate ai margini e abbandonate da tutti, in cui si sopravvive solo nel ruolo di poveri cristi falliti e isolati dagli altri.