PRATO. Chi inizia provocando è a metà dell’opera. Il Metastasio di Prato, che riapre finalmente i battenti quasi come se la pandemia non fosse mai esistita, si (ri)presenta al suo pubblico con un’omonima rivisitazione teatrale di una pellicola che ha fatto scuola e, il tempo lo dirà; anzi, lo ha già detto, leggenda: L’armata Brancaleone. Il profanatore di turno, l’adattatore, non poteva essere che Roberto Latini, che si ritaglia una gemma, su un palcoscenico psichedelico/postindustriale, a fianco di un’eterogenea compagnia attoriale di grande rispetto, febbrilmente incastonati l’uno sull’altro, sospesi su una trave sulla quale si ristorano durante una vertiginosa pausa/pranzo nel bel mezzo della ristrutturazione del grattacielo di Mario Monicelli: Elena Bucci, Claudia Marsicano, Ciro Masella, Savino Paparella, Francesco Pennacchia, Marco Sgrosso e Marco Vergani. Le vicende, indecorose e tragicomiche, del cavaliere norcino alla guida di un ronzino insolente e svogliato a capo di un’impresentabile armata alla conquista del feudo pugliese di Aurocastro, sono e saranno icone indimenticabili e scimmiottate ovunque in parecchie sale cinematografiche.