di Letizia Lupino

PISTOIA. Estate 1989, estate 1989, estate 1989. Un ripetuto rintocco che come un mantra ci ferma lo sguardo e ci fa balzare subito indietro più di trent’anni. Questo è l’inizio, o meglio, le battute successive dello spettacolo andato in scena al Funaro di Pistoia: Santabriganti presenta Kriptonite. Scena scarna, se non fosse per il microfono ben piantato al centro, una bottiglietta d’acqua sulla destra; che già ci fa presagire qualcosa, quantomeno una sensazione, una cassa audio sulla sinistra e poco dietro un lampeggiante. Buio in sala, voci dall’alto cadenzano l’inizio, un’accorata preoccupazione ci prepara, il lampeggiante inizia a girare. In punta di piedi, come un ninja un po’ imbranato, Peppe Macauda fa proprio il microfono, morbidamente la scena diventa sua; si abbassa il cappuccio della felpa rossa e comincia la risalita di quell’incredibile estate di fine anni ottanta. È un viaggio intimista, e neanche troppo, di un ragazzino/eroe che con l’innocenza e l’arroganza degli assolutismi di quell’età tenta di affacciarsi al mondo, ormai seme schiuso, e di combattere la Kriptonite quotidiana, gli stronzi quotidiani.