
PRATO. Lo stesso identico senso di spossatezza e inadeguatezza lo provammo nove anni fa, quando uscimmo dalla sala cinematografica dove avevamo visto Pietà, di Kim Ki-duk. La differenza, non da poco, è che ieri sera, al teatro Metastasio di Prato (si replica stasera, alle 20 e domani, 6 giugno, alle 16), al termine di Misericordia di Emma Dante, la rabbia, l’adrenalina e la nostra pietà abbiamo potuto cibarle immediatamente, alzandoci in piedi e sotterrando di applausi Italia Carroccio, Manuela Lo Sicco e Leonarda Saffi, Anna, Nuzza e Bettina, veterane di lungo corso della Compagnia Sud Costa Occidentale, testimoni oculari, complici impotenti, dell’assassinio di Lucia la zoppa, massacrata e uccisa di botte da Geppetto, il marito falegname, senza però riuscire a impedirle di mettere al mondo, prematuramente, Simone Zambelli, Arturo, che è un pinocchio senza tempo, che nasce duro, legnoso e senza anima, ma che diventa morbido e adulto, che riesce a dire mamma, aiutato a diventare un uomo di rara grazia e fisicità, seppur nella sua disabilità, dalle lezione impartitegli, chissaddove, da Pina Bausch.