di Chiara Savoi

SIENA. Si apre il sipario e dieci attori stanno immobili con dei sorrisi finti, irreali, mentre dietro si muove qualcuno. Si capisce dopo, ma rappresentano i non pazzi, quelli che vivono fuori dal manicomio, che hanno le loro vite, false come i loro sguardi. E quest'opera giovanile, Ditegli sempre di sì, per la regia di Roberto Andò, prodotta da Elledieffe, la Compagnia di Teatro di Luca De Filippo e Fondazione Teatro della Toscana, di Eduardo De Filippo può così iniziare, con l'immancabile donna delle pulizie, pettegola e tuttofare che rimette a posto il divano usato per dormire. Certo che se la servetta dorme dove poi staranno seduti sia la padrona che gli ospiti vuol dire che la famiglia non se la sta passando tanto bene e infatti arriva Don Luigino, mancato dottore, mancato attore e mancato poeta che sta a pigione nell'appartamento di Donna Teresa, una non particolarmente convincente Carolina Rosi. Don Luigino incanta tutti con una magistrale lezione sulla risata: quella rosa dei poeti, quella sarcastica, da bonaccione e, soprattutto, quella satanica perché Dottore ma voi lo sapete cos'è più difficile per un attore? Ridere e piangere e riesce a convincere i suoi ascoltatori facendo credere loro di essere orfano e morto di fame. Donna Teresa è agitata e si scopre presto il motivo: sta aspettando il Dottore (quello vero) che riporterà a casa suo fratello dal manicomio.