di Dario Monticelli

PISA. Nell’azzeccata location pisana della corte interna del leggendario Palazzo Blu (al secolo il cinquecentesco Palazzo Giuli Rosselmini Gualandi, dal 2011 nota sede permanente di mostre ed eventi culturali), è andata in scena una ben studiata riduzione del Macbeth, opera lirica del maestro Giuseppe Verdi (personaggio che non richiede certo ulteriori approfondimenti), su libretto di Francesco Maria Piave (prolifico collaboratore del compositore emiliano). Fabio Midolo allestisce e contribuisce (sì, perché si presta anche a un autorevole ruolo attoriale quale narratore) alla messa in scena elementare, ma appagante, dal disturbante fascino retorico, dalle atmosfere vagamente stile littorio. Una pulizia formale essenziale ed efficace a tracciare con linee nette il pathos della tragedia incombente, merito anche delle scene e costumi di Chiara Spanò. Accompagnati da Andrea Gottfried (direttore d’orchestra prestato al management d’azienda, è il caso di dire), pianista vivace nonché curatore della direzione musicale, i cantattori si stagliano monolitici e austeri nel ristretto spazio scenico, che suggerisce all’immaginazione le prospettive della corte d’un palazzo nobiliare, quale in effetti ci troviamo.