
PISTOIA. È capitato anche a tutti quelli che in un modo o in un altro hanno fatto parte di Effetto 48 di sentire, a rassegna conclusa, un senso di meravigliosa nostalgia, quella che in Brasile chiamano, a Carnevale terminato, saudade? A noi, sì, e parecchio, tanto che non ancora smaltita la piacevole fatica di rincorrere eventi, allestire interviste, aspettando che i cani smettessero di abbaiare (quelli di Panicale, a parte Pirca – o con la k? -, son tutti molesti), ci siamo messi a pensare chi gradiremmo vedere esibirsi il prossimo anno, per la nuova edizione. Ma non è solo la nostra psicolabilità emotiva a glorificare Effetto 48, visto e considerato che per tre giorni ci siamo sentiti come se si fosse altrove e in un tempo lontano, dove la gente vale per il nome che porta, senza aver bisogno di sapere da dove venga, dove sia diretto e cosa faccia nella vita. L’evento, ideato da Ponte di Archimede Produzioni e che non ha potuto fare a meno del sostegno del Comune di Panicale, delle idee collaborative di Stazione Utopia e Arca Pan, di partner come la Compagnia del Sole e del contributo di I raccolti di Tobia e Bioteca, è stato un concentrato di circa quaranta spettacoli, tra rappresentazioni, balletti, concerti, studi antropologici, decantazione di versi, incontri e un’umanità trasversale di cui tutti, almeno quelli che hanno popolato il borgo in quei tre giorni, ne sentivano un gran bisogno,