di Olimpia Capitano

LIVORNO. Si è concluso, ieri, 23 agosto, il primo lungo fine settimana della manifestazione livornese Effetto Venezia e dintorni, che proseguirà con un calendario altrettanto ricco e variegato tra il 27 e il 29 agosto. Dopo aver rivolto alcune parole e il pieno sostegno a una iniziativa che ha saputo riportare l’arte tra le strade, colorando le vie dei quartieri del centro cittadino con brulicante vivacità e in taluni casi con ottima offerta artistica, ripopolando luoghi importanti e quotidiani con i lavoratori e le lavoratrici dello spettacolo, vorrei adesso volgere l’attenzione verso alcune delle ultime scelte espressive che sono state presentate. In particolar modo ho trovato di estremo interesse quanto proposto nel quadro del Deep Festival, specifica rassegna con la direzione artistica di Alessandro Brucioni, che ha preso atto all’interno del calendario di questa trentacinquesima edizione di Effetto Venezia. Gravitando tra gli spazi del Museo della Città di Livorno, del polo culturale dei Bottini dell’olio e di Piazza del Luogo Pio, ho avuto occasione di vivere alcuni ambienti abitati nella prassi in tutta altra maniera (emerge il passato ricordo di Piazza del luogo Pio come parcheggio e fortunatamente ormai non più tale), osservando alcuni lavori di rilievo, tecnico ma, soprattutto emozionale. Durante entrambe le serate ho avuto modo di muovermi tra corpi e voci, tra comunicazione verbale e non verbale, tra molti registri.