PRATO. Tre mondi diversi, lontani, nel tempo, nello spazio e nelle culture, ma tutti e tre ospitati, con cura, all’interno di una stessa struttura, il Museo d’Arte contemporanea Pecci, a Prato. Succederà per tutta l'estate e nonostante in molti, indistintamente, si scalpiti per il mare, l’aria, la libertà, indossate ancora quelle maledette/benedette mascherine e questo trino in uno, cercate di non perdervelo. Con onestà, la cosa che più ci attirava era proprio quella che, a conti fatti, è risultata meno importante. Ci riferiamo ai Nudi di Ren Hang, che seguendo una logica toponomastica della visita, è quella nella quale vi imbatterete per ultimo. Sì, perché salita la rampa di scale che vi conduce al primo piano, quello espositivo, sarà naturale svoltare a destra e iniziare questo triplice percorso partendo da The missing planet, una raccolta sovietica e post sovietica di cimeli, propaganda, installazioni, video installazioni, fotografie decadenti e rinascimentali, sogni sfumati, disillusi, ma anche nostalgici, della Russia leninista fino a Putin, passando per quella Rivoluzione implosa e teleguidata dall’Occidente statunitense che ha consentito a molti intellettuali inesplosi di poter raccontare al resto del mondo escluso dal patto di Varsavia quello che è successo al di là della coltre di silenzio e regime.