di Massimo Talone

AGLIANA (PT). Quando mi sono auto-domiciliato all'inizio di marzo lo ricordo come un momento d'impasto emotivo d'ogni genere. Ma soprattutto per giorni e giorni ha vinto in me la sensazione di stupore: ero allibito, incredulo di ciò che sentivo dire, di ciò che leggevo, di ciò che facevo, forse per la prima volta ho visto chiaro il concetto di globale e locale - Tutti contro tutti e diffidenti di tutti e sorpresi di tutti - Mi sono limitato a leggere, rimanere in silenzio, nascosto, più che auto-recluso, per non espormi all’isteria digitale delle prime settimane. Mi sono limitato a scambiare qualche battuta con le persone care. Poi ho cominciato a credere di non essere di fronte a sequenze di un cinema muto, bensì silenzioso. Uno scenario realista, preso dai giorni nostri, senza audio, suoni, senza parole, senza i rumorosi itinerari giornalieri mossi dalle frenesie e le arroganze delle auto in doppia fila, sui parcheggi dei disabili, dei clacson smisurati, dell'incuria, delle buche a centro strada, e via e via, nella ripetitività aggressiva del quotidiano. Una narrazione decisamente più profonda e spietata di qualsiasi modalità narrativa abbia avuto il tempo, la fortuna e la caparbietà di incontrare nei miei anni vissuti. Una realtà che si fa dominante per la sua staticità e gravità, che sorprende tutti perché impone un rigore globale, che ferma tutto e tutti senza repressioni, eserciti o barricate, tac!