di Federico Maria Martini

CREMA (CR). Quando madre natura presenta il conto, anche la regione più frenetica d’Italia non può che chinarsi e pagare di conseguenza. Questa volta anche più degli altri. Ho 18 anni e frequento un liceo a Bergamo, una delle città considerate focolaio del virus. Se c’è una cosa che ho imparato nella vita è che le sorprese, positive o negative che siano, non finiscono mai. Ma chi avrebbe potuto pensare di dover affrontare un esame di maturità dalla scrivania di casa indossando un pigiama anziché la solita divisa? Sdrammatizziamo, non ci resta che pensare alle cose meno preoccupanti, ma dobbiamo ricordare che la realtà è ben altra. Vivo a pochi chilometri dalla città di Crema, in provincia di Cremona. Da un paio di mesi il famigerato COVID-19 sta attanagliando il territorio sotto un’oscura e invisibile morsa. Gli organi di stampa comunicano che la figura con la falce ha ormai chiamato a sé circa 11.600 persone in questa zona su un totale di circa 22.170 decessi a livello nazionale. Ma la realtà è completamente diversa. Il fatto realmente inquietante e preoccupante è che, ad oggi, non si conosce ancora il numero reale delle vittime poiché non si è mai svolto, o comunque reso pubblico, un conteggio dei morti in casa o nelle strutture di riposo.