di Marta De Sandre

SAN VITO DI CADORE (BL). La mia generazione non ha avuto prove da affrontare. Ci hanno dato in mano un paese con una costituzione, pagata lacrime e sangue dai nostri nonni e una libertà individuale, figlia del ‘68, della quale dobbiamo ringraziare i nostri genitori. Abbiamo subìto il rinculo, molto ovattato, degli anni di piombo e l’eco, lontano, delle bombe fasciste. Abbiamo subìto il ventennio berlusconiano senza lamentarci più di tanto perché i fondamentali erano acquisiti e inalienabili. Questa è la prima prova che affrontiamo da protagonisti perché siamo noi il fulcro della società, siamo noi la forza lavoro, gli educatori, i politici. Non abbiamo nessuno davanti a farci strada. Questa prova la stiamo fallendo clamorosamente. Il fallimento è nel nostro individualismo: non sappiamo fare gruppo, avere idee costruttive, svincolarci da appartenenze politiche che mai, come ora, non hanno senso alcuno. Siamo un popolo di delatori, di sceriffi da balcone, pronti a denunciare lo sconfinamento del povero pellegrino (parlo da veneta, il nostro raggio di azione esterno sono 200 mt; per chi non è ferratissimo nelle misure piane, Zaia ha specificato 263 passi).