PORRETTA (BO). Come al solito. Tanto che se un giorno dovesse finire (ma non succederà mai), siamo convinti che il popolo che si accalca con passione, umanità, calore e sopportazione al Parco Rufus Thomas per assistere ai concerti del Festival Soul di Porretta, si darebbe comunque appuntamento, da un giovedì alla domenica successiva, per continuare a stare insieme. Veramente. Il Festival di Graziano Uliani ha da tempo superato la barriera del suono, del gradimento, del valore artistico; e per questo, nel racconto, non faremo cenno a nessuno dei musicisti che hanno reso entusiasmante anche questa 31esima edizione. Non lo scriviamo perché i cartelloni, ora, siano meno interessanti di quelli di alcune precedenti edizioni impreziosite dai santoni che l’hanno catapultato nel novero degli eventi mondiali. L’aria del Festival si respira tutto l’anno, a Porretta; prima del materializzarsi della manifestazione, con una carica di aspettativa adrenalinica da far invidia a qualsiasi lauto banchetto, come dopo, in attesa del successivo, con un filo di saudade che l’accosta al Carnevale per antonomasia, quello carioca.