PISTOIA. Qualcuno, di quelli che si sono fermati ad ascoltarli, lo sapeva che in piazza Gavinana, sul Globo, tanto per intenderci, durante i tre giorni della 39esima edizione del Festival Blues di Pistoia, tra i resuscitati banchi dei mercati etnici, avrebbe trovato posto e spazio anche un piccolo palcoscenico in legno dove a rotazione, durante le settantadue ore della manifestazione musicale, si sarebbero esibiti personaggi di svariato calibro musicale. E ieri sera, poco dopo le 23, mentre in piazza del Duomo Steve Hackett e la sua formazione continuavano imperterriti a distribuire, con eleganza, raffinatezza e maestria, nuove emozioni di vecchi e indimenticabili motivi e al piccolo teatro Bolognini i docenti delle Clinics si stavano preparando per dare musica alla voce di Dolores Scott, sulla passeggiata del centro, in un composto viavai di turisti e indigeni, un americano e un livornese, Andy J. Forest e Roberto Luti, intonavano, di ritorno dall’Austria, il loro Blues, che è anche il nostro e di tutti quelli che non ne saranno mai sazi.