
PISTOIA. Tra qualche mese, sarà un’altra cosa. Speriamo. Oggi, però, per questa festa intima, ma non privata, alla libreria Lo Spazio, in via dell’Ospizio, è stato tutto molto bello: la gente, quella di sempre, anche se una minima parte, quella che ha consentito a Mauro e Alice di restare in piedi, con il loro angolo delle meraviglie, per questi lunghi, lunghissimi, dodici anni. E poi lui, Mauro Pompei, febbricitante (la temperatura è figlia di un più coraggioso tentativo di suicidio, a base di paella e antibiotici: cosa che avrebbe fatto stramazzare a terra un elefante, non certo lui), che si è seduto e ha letto qualche pagina di riflessione, ricordi, sogni, speranze, paure. Lo ha fatto in romanesco, anzi, in ciampinese, con le e chiuse, anziché aperte (insopportabile) perché in italiano non gli sarebbe mai riuscito e soprattutto perché quando si scrive quello che si ha dentro, lo si scrive come lo si direbbe.