
PRATO. Non è l’opera più rappresentativa di Aristòfane, Pluto. Anzi, è quella che i critici dell’epoca segnalarono come il manifesto della decadenza, ma Gianluca Guidotti e Enrica Sangiovanni, per progetto Zeta, prodotto dal Metastasio, hanno adottato una delle commedie tramandateci del drammaturgo pacifista per ambientarla in modo specifico, geografico, toponomastico e farne una rappresentazione, Plutocrazia, appunto, che è, contemporaneamente, un naturale saggio teatrale e un’indagine di mercato sociale, quello che oggi, proprio come allora, condiziona e opprime i rapporti interpersonali, prima che sociali. Sul palco del Magnolfi di Prato, poi, occorreva ci fosse anche un jolly: poliedrico, multitono, un saltimbanco del teatro, una macchina da recitazione, una palestra di duttilità scenica, Ciro Masella, insomma.