di Luca Barni

PRATO. Per uno come me, avere potuto frequentare anche solo per una giornata Lou Castel, l'indimenticabile protagonista de I pugni in tasca di Marco Bellocchio, e di tanti altri film d'autore, poter passeggiare e parlare con lui in quel modo, sentire dalla sua voce sussurrata confidenze personali e racconti appassionati di cinema e di militanza politica, conosciuti e non, è stato qualcosa di difficilmente descrivibile. Lou Castel non è solo un grande attore – e lo dimostra ancora in questo bel documentario di Pierpaolo De Sanctis, A pugni chiusi, in programma la scorsa settimana al cinema del Centro Pecci di Prato, di cui è assoluto protagonista – ma possiamo dire, senza paura di smentita, che è un'icona assoluta del cinema europeo moderno. Il termine icona deriva dal greco eikón e possiamo tradurlo con le parole immagine, simbolo.