
FIRENZE. Gli amici, quelli veri, quelli che gli avrebbero voluto un bene dell’anima comunque, anche se avesse fatto il meccanico, c’erano tutti, ieri sera, 25 novembre, alla Casa del Popolo di Grassina, alle propaggini di Firenze, per i suoi cinquant’anni di carriera. E lui, Sergio Forconi, il meccanico mancato, l’artista per caso, con un centinaio di films alle spalle e innumerevoli rappresentazioni teatrali, nonostante mezzo secolo di cinema, teatro e televisione, si è emozionato. Lo ha fatto quando decine di troupe televisive hanno acceso i faretti delle telecamere e, microfono alla mano degli speakers di turno, lo hanno intervistato, chiedendogli vita, morte e miracoli del cinema, del teatro e dei personaggi con i quali ha lavorato. Ha risposto a tutti nello stesso identico modo, senza fare calcoli su chi fosse il corrispondente di turno, con quel magnifico candore che è stata la sua vita, con la grazia con la quale ha calcato le scene di innumerevoli palcoscenici, resi irresistibili una miriade di ciack cinematografici, anche al fianco di totem della risata.