di Letizia Lupino

PISTOIA. Accogliendoci all’ingresso del Funaro il viaggio verso una terra sconosciuta e lontana inizia prima ancora di sedersi. La sala è scura e fumosa, sembra anche più piccola del solito. Qualcuno a passo di lumaca coordina la fila: ci sono istruzioni da seguire. E così con le cuffie ben calcate sulla testa sembriamo tante piccole lucciole che, fra l’incuriosito e lo stranito, attendono lo sferragliare della carrozza che ci contiene. Come se non fosse abbastanza, l’oscurità, quindi, si fa ancora più scura e l’immagine di una città lontana avvampa nelle nostre iridi già ampiamente abituate al buio; è la voce di Sara Bevilacqua quella che ci accompagna nel labirinto di eventi che sconquasserà la serena e lucida routine del villaggio di Hamelin, come se quella luce che la irradia sia l’unica forza contro le incalzanti tenebre che la avvolgono tutto intorno. È il racconto che si fa reportage tipico di Chi l’ha visto? che viene dal C’era una volta, di un evento non ancora risolto che tra trascrizioni e passaggi orali si perde nella notte dei tempi fondendosi fra realtà e fantasia, tra finzione e scherno, tra il gioco e la verità. Toccherà a Fabio Tinella con la regia di Tonio de Nitto rischiarare quel buio paralizzante. E lo faranno con grazia e delicatezza, utilizzando piani e generi diversi che alle volte poco si accorderanno nella totalità dell’opera; l’atmosfera però è magica, l’ampio buio e solo due luci calde agli angoli del palco rendono il menestrello Fabio Tinella personaggio onirico strappato via dalla fiaba dei fratelli Grimm: il pifferaio magico in carne e ossa.