di Sura Bizzarri

FIRENZE. Mica sono un critico d’arte, io. Ma sono una criticona, perché sono curiosa; mi piace vedere, esplorare, provare a capire, lasciarmi mangiare dalle immagini e poi farmi rigettare fuori. Ma oggi non son proprio riuscita a criticare, perché non ce ne è stato il motivo. Firenze è ancora scintillante, ma senza la frenesia degli acquisti, nonostante il periodo dei saldi. Anzi, i commercianti hanno un po’ il viso lungo; li capisco, il momento non è dei migliori. Il cielo basso e velato dalle nubi, il freddo della città col sole ostacolato dalle costruzioni, nelle vie strette. Il percorso per arrivare alla mostra multimediale disseminato di sguardi ai ricordi di studentessa (e non solo) e leggermente zigzagato per commemorare i percorsi abituali. Poi via, alla Cattedrale dell’Immagine, nella chiesa sconsacrata di Santo Stefano al Ponte, subito prima di Ponte Vecchio, che alle 18 la mostra multimediale chiude. Multimediale, perché mica ci sono i quadri originali di Dalì. Macché! L’intera mostra è una libera reinterpretazione dell’opera di quel mattarello di Salvador, il pittore, fotografo, modaiolo, l’icona del secolo scorso. Nella prima stanza le informazioni sulla vita e le opere dell’artista, con cartelli e filmati in loop, alcune stampe e il lavoro di Dalì per illustrare la Divina Commedia. Poi si apre una tenda e si entra nel paese dei balocchi.