LIVORNO. Poco prima dell’arrivo di alcuni tir pronti per imbarcarsi verso la Corsica, alla Fortezza Vecchia di Livorno, al porto, l’unico suono percettibile e adorabile è quello dei gabbiani. Sotto, in uno stato di tacita cordiale coabitazione, Claudia Caldarano (che è anche autrice) e Lisa Labatut, proprio per non infastidire un secolare habitat, seppur adeguatosi alle impellenze commerciali e turistiche, cantano la propria deformazione genetica postatomica, anche se lo fanno Sul nascosto. Danzano, i due esseri deformati da esperimenti, sulle note di suoni (Valeria Sturba) percettibili in quelle zone di Foresta svendute al Capitalismo, dove solo esseri geneticamente pronti a tutto, pur di sopravvivere, riescono ancora a resistere. L’elemento più scabroso è rappresentato dai volti rovesciati (Eugenio Casini) a centoottanta gradi, che hanno trasformato rane, cavallette e libellule in esseri deformi, costretti a deambulazioni innaturali.