di Sura Bizzarri

ACCADDE PER CASO, proprio come accadono molti degli avvenimenti e incontri della nostra vita. Ero fuori senza un motivo preciso durante un tiepido pomeriggio tipicamente primaverile. Alcuni operai del Comune, braccia tese e piedi ben piantati su lunghe scale metalliche, stavano staccando dai fili tesi della corrente i vecchi lampioni che per più di cento anni avevano illuminato le sere e le notti della piazza. Stavo assistendo alla loro dismissione in favore di nuovi prodotti a basso consumo energetico. Mi fermai a guardare, gli occhi protetti dall’alto edificio che si frapponeva fra me e il sole. Ricordo che l’angolazione della luce incastrata nella fessura fra due costruzioni combaciava perfettamente con le scanalature circolari che decoravano il lampione. Ero dispiaciuto; quelle belle forme lucide e tondeggianti, quelle pance ben tornite ma leggermente picchiettate dalle intemperie avevano un fascino che profumava di storia, di stagioni trascorse, di incontri e vite ormai tramontate. L’operaio, scendendo gli ultimi gradini col lampione fra le braccia, discuteva col collega del suo smaltimento. La cosa mi colpì; dopotutto io stesso avevo trascorso lunghe serate seduto sui gradini della chiesa, sotto la loro luce rotonda, a parlare del tutto, del niente, o semplicemente a lasciarmi invecchiare dalle ombre serali. L’operaio doveva aver notato l’insistenza del mio sguardo. Li vuoi? Noi li buttiamo via.