di Elena Bernardini

NON PUO’ RITORNARE chi ha sentito la voce delle sirene. Non può stare con le ali ferme e i piedi a terra chi azzarda il folle volo. Passavo i giorni sull’ultimo scoglio dell’isola, cercando di trovare vele. Guardavo il sud attraverso il mare e mi sembrava tanto grande che gli occhi accecavano da tanta luce e da tanti miraggi. Al crepuscolo, poi, era la spiaggia a contare le mie orme: io non mettevo insieme i numeri. La pazienza si impara intrecciando i fili della mente, sottili come tela di ragno che cattura gli insetti. Alcuni servono come nutrimento, altri vengono osservati durante l’agonia fino a quando non decidi se liberarli o lasciarli morire. Anche la fedeltà si impara. La sua forma muta, come quella dell’amore: te ne accorgi guardando il mare che resta sempre se stesso, si adatta a venti, correnti, pesci, navi, sirene e mostri ma, con il suo andare e tornare, abbraccia sempre la terra. Io sono terra. Tu sei mare. Il tuo abbraccio adesso è per una terra che si è fatta diversa, restando sempre se stessa. Ho arato, dissodato campi; li ho concimati con i pregiudizi, con la fissità delle icone; li ho curati con la consapevolezza della fatica che serve a rendere una terra fertile per se stessa. I frutti sono aspri, ma dolcissimi se ne sai incidere la scorza. E comunque mai velenosi, e abbondanti. È terra generosa quella che impara se stessa.