di Sura Bizzarri

MI E’ SEMPRE piaciuto il disegno geografico che veniva a formarsi sul pane quando la sua mano vi versava olio e aceto; ogni volta una cartina diversa di terre che emergevano da mari ghiacciati, o atolli pacifici come piccole protuberanze nei mari del sud. Quelle mani, lentamente, ma inesorabilmente, son diventate inutili, guidate da pensieri cupi che non riflettevano più il progetto comune. La pelle liscia e luminosa si è seccata e consumata, fino a far risaltare le vene gonfie. I gesti circolari son diventati aguzzi e taglienti, la dolcezza si è tramutata in impazienza e quando ho alzato la testa per guardare nei suoi occhi vi ho riconosciuto inequivocabilmente la voglia di scappare. Ogni cosa ha un inizio e una fine. Così, giorno dopo giorno, la sua intera figura è diventata amorfa, impersonale; i confini del suo corpo, prima precisi e netti, son diventati aleatori e fluttuanti e la sua stessa immagine ha cominciato a sbiadire, a impallidire e regredire, a farsi piccola e inconsistente, a non riflettere più tutta la forza e l’entusiasmo e la smania della carne, a non considerare più il mio corpo e tutta la storia e la vita che vi è scorsa e che abbiamo condiviso.