
UN POZZO senza fine, una cascata oceanica di emozioni. Con estrema delicatezza. Non ora, non qui è il battesimo letterario di Erri De Luca. Ho avuto il piacere, tardivo, di cercarlo e trovarmelo tra le mani in questi giorni: se lo avessi letto a tempo debito, sarei stato diverso. Forse. Ho acquistato una ristampa, di Feltrinelli, con una copertina economica. Quella originale raccontava di una foto, scattata dal padre di Erri De Luca alla sua famiglia: la moglie e i loro due figli. È con questa fotografia che l’autore fa i conti. Senza farne tornare uno, naturalmente. La scenografia è quella di sempre; un po’ come i libri di Manuel Vazquez Montalban, con l’investigatore Pepe Carvalho, il suo attendente tuttofare Biscuter e la sgualdrina che gli fa compagnia e pompini. Siamo a Napoli e dai Bassi, la famiglia De Luca, superati gli stenti del dopoguerra, riesce finalmente a traslocare in un quartiere più consono al suo lignaggio: la nuova casa è illuminata dal sole, ognuno ha la propria stanza da letto e la sala da pranzo dista dalla cucina così tanto che Filumè, la governante, è costretta a servirsi di un carrello, per preparare e disfare la tavola.