NON FATEVI vincere dalla tentazione di sottolineare le cose che credete più importanti, leggendo un libro, che non sia scolastico. Non sta bene. Se qualcuno, dopo di voi, dovesse leggerlo, quel libro, si sentirebbe scippato da un’emozione, che voi, evidenziandola, è come se gliela aveste suggerita. E poi, con Erri De Luca, le cose da sottolineare sono così tante, che le evidenze sarebbero troppe e dunque, perderebbero senso, peso. E importanza. Il giorno prima della felicità (Feltrinelli) calza a pennello, a proposito. Il libro precede e segue, con indifferente cronologia, quasi tutte le altre storie dell’autore napoletano. Il microfono, stavolta, è nelle mani dello Smilzo, un giovanottino carne e ossa adottato da una zia e dunque sottratto ad un orfanotrofio e cresciuto da Don Gaetano, il portinaio tuttofare di uno stabile dei Bassi, che vive al di qua della sua guardiola, divisa dal cortile, dal condominio e dal mondo intero, da una vetrata e che si sostituisce, senza deroghe, impegni e responsabilità, ai genitori, mai conosciuti e senza averne mai avuto il desiderio di farlo.