
Viaggio pochissimo e quando parto, lo faccio in macchina. Vivo (e viaggio) praticamente da solo: mia figlia è grande e sceglie le sue destinazioni; mia moglie è solo un ricordo, e non sempre piacevolissimo. Nella mia classe A, della Mercedes, oltre a me possono trovar posto la valigia, un borsone, il computer, la macchina fotografica e anche i racchettoni di legno: se strada facendo incontro qualcuno simpatico, gli chiedo se abbia voglia di giocare. Sono, soprattutto, presuntuoso e i consigli, più che non ascoltarli, mi infastidiscono. Leggo volentieri, ma non moltissimo; mi stanco. Solo bagaglio a meno, però, oltre che averlo divorato (beh, ci vuol pochissimo, è breve e veloce), lo consiglio agli amici, che proprio come scrive Gabriele Romagnoli, l’autore de libro (Feltrinelli), non vanno confusi con i contatti: degli ultimi ci si serve; i primi si servono. E si riveriscono. All’autore, fortunatissimo (fa quel che ha sognato, fa quel che vuole), invidio soprattutto l’altezza, ma anche le posizioni strategiche che ha coperto e copre nel mondo del giornalismo e dell’editoria.