di Tindaro Granata (e Cirano Testai)

MILANO. Semmai foste lettori occasionali e vi foste imbattuti in questo articolo grazie all’incomprensibile logica di un algoritmo virtuale, vi chiedo la gentilezza di leggere le parole che seguono, non per piacer mio che sono uno dei tanti attori disgraziati e dimenticati dai più (eh sì, molti credono che la Cultura, qualora fosse cultura quella che producono i teatranti, non sia un bene di prima necessità e quindi noi teatranti: dimenticabili), ma per amor tuo, che immagino essere una persona che si nutre di storie, lettura, emozioni e ragionamenti. Col mio lavoro di attore e drammaturgo nel corso degli anni ho incontrato tante persone che porto nel mio cuore, e anche se sembra impossibile che ci riesca, li ricordo uno per uno; ognuno di loro è la testimonianza di una vita. È una vita piena di tante vite. All’inizio di questa quarantena scrissi, come di mia consuetudine, la lettera mensile ai miei amici/amanti del Teatro (li chiamo così, un po’ perché sono amici veri, un po’ perché mi piace avere amanti) e Cirano Testai, un toscanaccio di nascita e di cuore, mi rispose così:

Carissimo Tindaro,

Grazie per la tua mail, con i ricordi di un po' del nostro grande cinema e del nostro grande teatro, i tuoi pensieri e le tue emozioni.