di Simona Priami

ALDO BRAIBANTI intellettuale, filosofo, scrittore, amante del teatro, poeta, partigiano e mirmecologo cioè studioso delle formiche, nel 1968 venne accusato e condannato per plagio; subì il carcere, ma il tutto era solo un modo per coprire la vera accusa, cioè l’omosessualità; si tratta di una pagina buia della giustizia italiana, l’Italia degli anni sessanta si dimostra così una società ancora chiusa e bigotta, ottusa che non riesce ad accettare il diverso, una società e una mentalità che portarono alla reclusione un innocente, una personalità importante nel panorama culturale e sociale italiano. Come afferma il regista pluripremiato Gianni Amelio, ormai riconosciuto e amato da pubblico e critica: il film è soprattutto una storia d’amore tra un uomo e un ragazzo. Nella solitaria e luminosa campagna emiliana, in un casolare isolato, Aldo sta allestendo un innovativo laboratorio teatrale. Qui lavora a contatto con giovani e insegna la passione per l’arte e il teatro, ed è proprio qui che conoscerà Ettore, dolce ragazzo maggiorenne, amante dell’arte, ma costretto da una famiglia chiusa e severa a studiare medicina. La storia d’amore tra i due si sposta successivamente nella capitale; qui sembrano felici, ma il giovane, considerato malato, sarà rinchiuso a forza dalla famiglia in un ospedale psichiatrico dove subirà trattamenti invasivi, come l’elettroshock.