di Simona Priami

INIZIA IN media res questa delicata storia. È già tutto successo o sta succedendo. Quell’equilibrio, quella perfetta sintonia con la terra, costante da generazioni, si sta frantumando. Alcarràs è un paesino della Catalogna dove, nella lentezza e ritualità, vivono i Solé, una famiglia unita e patriarcale, persone semplici e felici; i loro gesti sembrano lontani, i loro sguardi sembrano ignorare il presente globalizzato e tecnologico; il lavoro dei campi e il loro frutteto determinano i tempi e i ritmi della loro esistenza; il rapporto con la terra rappresenta perciò la loro vita: abbandonarlo sarebbe morire. Un universo arcaico, un villaggio statico, atemporale, lontano dalla nostra realtà, un mondo autosufficiente che sembra non aver bisogno di nulla. La famiglia non si risparmia in giornate allegre e spensierate, pranzi e scherzi nella rudimentale piscina, come in ore dedicate ai lavori domestici, forse inutili e comunque agli antipodi rispetto alla frenesia dei tempi moderni. Il rapporto intenso con la natura si percepisce in modo particolare nei bambini, spensierati che vivono e giocano con oggetti rudimentali o elementi del paesaggio, si tratta comunque di un panismo a cui partecipano tutti. I Solé sono una famiglia patriarcale, sicuramente, ma le donne sono attive, brillanti, vivaci, partecipano al lavoro, sicuramente non sono succubi, né sottomesse.