di Luna Badawi

PRATO. Nulla è di per sé veleno, tutto è di per sé veleno, è la dose che fa il veleno. Diceva Paracelso. Ed aveva del tutto ragione. Ma, quando la complicità diventa veleno? In una società paradossale, dove la corruzione si normalizza, l’intelletto è sottovalutato e utilizzato per fini malvagi, ma soprattutto in un mondo dove pervade l’indifferenza e nessuno si schiera per la giustizia. Si è complici con l’azione e senza. Si è complici con la consapevolezza e l’acquiescenza. Si è complici con l’intelletto e con l’ignoranza. Si è complici con la parola e con il silenzio, con l’indifferenza e con il riguardo. Si è sempre complici quando si è a conoscenza. E sì, è veleno quando si è complici, egoisti e impassibili di fronte al bene altrui. Chissà se siamo complici anche con la morte. Si chiede Cop, uno dei protagonisti di quest’opera distopica, che parla di una società ammalata senza speranza di guarigione, dove tutti sono coinvolti e nessuno è disposto ad agire con morale. Lo stesso Cop, unico inseguitore della giustizia, cede alla complicità. Il poliziotto che segue senza sosta Boss, un anziano capomafia, che ha alle sue dipendenze Doc, uno scienziato famoso che la crisi economica ha buttato sul lastrico e che a grazie alle circostanze è riuscito a costruire una macchina per dissolvere i cadaveri.