di Federico Di Pietro

ROMA. Succede che un uomo e una donna si vedono, si conoscono e si piacciono. Forse si innamorano, forse solo lui ama lei o solo lei ama lui. O forse si vogliono bene e basta. Insomma, non lo sappiamo. Si può capire, si può intuire. Forse il sentimento è reciproco, forse no. Succede che lei è sedotta, coinvolta, circondata. Succede che lei è appena andata sotto scacco. Game over. Gioco finito. Lei è sotto assedio e i rinforzi non sono in vista, non arriveranno. Lui è entrato in gioco fin dalla prima battuta, dalla prima espressione. Forse si capisce già che piega prenderà il loro rapporto. Tre aggettivi: morboso, aggressivo, tossico. Per lui. Tre aggettivi: sola, ingenua, fiduciosa. Per lei. E infine, i dialoghi, le parole, che sono la Polvere. Lui contro di lei, lui sopra di lei, lui addosso a lei. In realtà non sono dialoghi, ma un lento, costante, incessante interrogatorio. Chi hai avuto prima di me? Raccontami nuovamente del fatto, dicevi, stavi fumando alle 3 di notte da sola e un ragazzo ti ha trascinata nel vicolo … continua per favore. Ci sei stata insieme a I.D? Perché non mi hai raccontato di I.D? Pensavi mi incazzassi? Tanto lo sapevo, sei inaffidabile. Le parole sono polvere, piccoli granelli che si accumulano, scena dopo scena, domanda dopo domanda, dubbio dopo dubbio. Lei inizialmente li lascia depositare sopra la loro relazione. Il peso è relativo. Ma i granelli, le richieste, le insinuazioni, aumentano minuto dopo minuto. I granelli iniziano a essere più pesanti del loro rapporto.