di Marcello Bugiani

E FU COSI’ che Joker si prese il Leone d’oro, vincitore annunciato, con l’unica suspense legata alla corsa di Roman Polanski e il suo J’Accuse! Chissà se i giurati si siano fatti convincere dal sublime ultimo quarto d’ora del film di Todd Phillips, destinato a restare nella storia del cinema per forza visiva, spettacolare incastro di immaginario collettivo, energia di luci, suoni e soprattutto di forza emotiva come da tempo non era dato di vedere sul grande schermo. Non tradisce l’attesa, Joker, grazie al talento sofferto di Joaquin Phoenix. La maschera del cattivo di Batman (peraltro mai evocato nel film) si trasforma da ghigno incontrollato/incontrollabile in qualcosa di più profondo, in un taglio netto nella coscienza sporca di una società che soffoca gli Ultimi, costruita e regolata per schiacciare ogni loro speranza di vita e felicità, fosse anche solo far sorridere un bambino. Gotham City è il palcoscenico spettrale sul quale andrà in scena la battaglia finale, una città grigia, assediata, dove il terrore indossa una tragica maschera da clown.