di Catia Zanella

La pelle dell’orso è girato nelle basse Dolomiti, intorno agli anni ‘50 e la scelta opacizzata del regista, l’esordiente Marco Segato, che si è ispirato all’omonimo libro di Matteo Righetto, ci rimanda da subito a decenni di distanza, tra retaggi storici e filtri cinematografici, cari in particolare al maestro Olmi. Nella cava di pietra, dove lavora la maggior parte dei protagonisti, sopraggiunge un incidente derivato da un’esplosione. Qui, i monti, non si classificano solo per la loro suggestiva bellezza. Diventano mondi impervi, faticosi, pericolosi e circoscrivono, talvolta grettamente, la vita delle persone.