di Catia Zanella

Bastano gli ideogrammi iniziali, campiti come quadri, assieme all’essenziale prologo in bianco e nero, per essere totalmente trasportati in una Cina (siamo nella Mongolia centrale) antica di maestre e allieve, splendori e congiure, spade giustiziere e leggerezza del volo delle farfalle, fra la natura immutabile e incontaminata e la tristezza della natura umana in continuo divenire. Siamo al cinema, naturalmente, ad assistere ad un altro silente capolavoro, The assassin, di Hou Hsiao-hsien (sessantanovenne regista cinese, naturalizzato a Taiwan, vincitore, al 68° Festival di Cannes come miglior regia – ha vinto anche la colonna sonora, di The Assassin), ambientato in una provincia cinese nell’ottavo secolo fra congiure interne e minacce esterne, sotterfugi politici e familiari.