di Raffaele Ferro

PISTOIA. Soggettiva sulle mani di un pasticcere mentre sparge zucchero a velo su delle paste calde. I protagonisti lo osservano in primo piano sull'uscio mentre dice, fumando una sigaretta, tutto è 'na chiavica. La chiavica, a Napoli, è molto più di una fogna. La regia di Enrico Iannaccone - e anche la scrittura del testo - ci ricordano che il ruolo dell'Arte e del Cinema come settima arte, è quello di sorprendere, scuotere, atterrire o ribaltare i pronostici. Tirare fuori da una chiavica la poesia, tirare fuori da un ambiente alto borghese la critica alla società, entrambe operazioni stilistiche già viste. Come anche il tabù superato della critica cinematografica. Il film, La buona uscita, introduce con calma lo spettatore in una Napoli non stereotipata o almeno, come dice il regista stesso presente in sala alla fine della proiezione, non quella Napoli che ha per teminal opposti il linguaggio filmico di Un Posto al sole e quello di Gomorra. Si parla di gente con i soldi, sì; di gente normale nata e cresciuta dove normale e soldi sono veleno e tesoro, sono parole inutili e senza senso, se tolte da quella mentalità partenopea che da una parte piange e dall'altra fotte. Proprio come i gatti, si dice a Napoli.