di Caterina Fochi
Aleksandr Sokurov è uno che non ha paura di metterci la faccia. Così, mentre al museo di Mosul si distruggono le opere d’arte, in Siria si fanno esplodere i templi di Palmira e la vecchia Europa civilizzata inorridisce con pudore, lui, con Francofonia, compone un profondissimo e potente saggio filosofico che va ben oltre il film e il documentario e porta sul grande schermo un ammonimento per metterci in guardia da un presente distruttivo che minaccia di inghiottire il passato e cancellare la nostra identità. Mentre con grande difficoltà dialoga via Skype con il capitano Dirk che, a bordo del suo mercantile carico di preziose opere d’arte, rischia di naufragare in una tempesta di immani dimensioni, ricostruisce con un collage di fotografie e spezzoni di riprese d’epoca il contesto in cui espone la sua tesi sull’imprescindibile legame tra storia e arte.