di Caterina Fochi

Una cosa è certa: Roma ormai non può che sperare in un supereroe! E se è vero che il cinema è lo specchio che riflette lo spirito sociale del tempo che lo produce, per il cinema italiano, a questo punto, ci vuole molto di più di un supereroe! Se poi il superman in questione è rabberciato in casa alla bene e meglio, allora davvero la speranza di salvezza è un’illusione lontana. Con il film Lo chiamavano Jeeg Robot l’esordiente Gabriele Mainetti ci prova con un’idea carina anche se non del tutto originale, ma che strascicata per quasi due ore non riesce a giustificare una sceneggiatura.